Equity crowdfunding: agevolazioni fiscali 2019

Il 2019 si prepara a essere un anno roseo per l’equity crowdfunding, anche grazie alle nuove agevolazioni fiscali pensate per chi vuole investire in startup o PMI innovative. Nel 2018 le startup italiane hanno raccolto, tramite questo strumento, oltre 36 milioni di euro. Solamente nei primi venti giorni del nuovo anno sono stati raccolti più di 2 milioni di euro dai portali di equity crowdfunding come quello di Backtowork24, sul quale è in corso la nostra campagna.

La Manovra Finanziaria 2019 (legge 148 del 30 dicembre 2018, art.1, comma 218), ha introdotto nuove e importanti agevolazioni fiscali per incentivare, sotto forma di detrazione IRPEF per le persone fisiche e di deduzione IRES per le persone giuridiche, chi sceglie di investire in startup e PMI innovative.

Solo per l’anno 2019, l’aliquota delle detrazioni passa dal 30% al 40%. Come si legge nel testo, “Il predetto incremento sarà pienamente efficace previa autorizzazione della Commissione europea secondo le procedure previste dall’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”.

Le persone fisiche potranno detrarre nella loro dichiarazione dei redditi annuali un importo pari al 40% per gli investimenti in startup o PMI innovative fatti nel 2019 per un limite massimo di 1 milione di euro annui, mentre per quelli del 2018 la detrazione resta del 30%, con un periodo minimo di mantenimento dell’investimento pari a 3 anni.

Le società che investono nel capitale di startup o PMI innovative hanno diritto a dedurre dal reddito imponibile complessivo un importo pari al 40% per gli investimenti del 2019, e al 30% per quelli del 2018, per un massimo di 1.8 milioni di euro annui investiti. Valgono sia gli investimenti diretti sia quelli indiretti per tramite di OICR o altre società che investono prevalentemente in startup e PMI innovative, ma anche in questo caso rimane comunque l’obbligo di mantenimento dell’investimento per almeno 3 anni.

Il 21 dicembre è iniziata ufficialmente la nostra raccolta in equity crowdfunding e abbiamo raggiunto il capitale richiesto di 60.000€, andando in overfunding già dopo poche settimane.

Questi nuovi sgravi rappresentano un’ulteriore occasione per investire nella nostra campagna e diventare nostro socio.

Scopri la campagna su: http://bit.ly/autentico_crowdfunding

AGROALIMENTARE : SVILUPPI INDAGINE DEL VINO CONTRAFFATTO CANTINA “ TERRE D’OLTREPO’ “

Comando Provinciale Pavia

Pavia, 14 aprile 2016 – La Procura della Repubblica di Pavia ha chiuso le indagini sull’inchiesta del vino contraffatto avviata dal Corpo forestale dello Stato di Pavia alla fine dell’anno 2014 alla quale hanno partecipato il Nucleo di Polizia di Tributaria della Guardia di Finanza di Pavia e funzionari dell’Ispettorato Centrale Qualità e della Repressione Frodi di Milano e Brescia. Quasi trecento indagati nell’inchiesta sul vino. Tanti sono i produttori, ma anche i componenti del vecchio Consiglio di amministrazione della Cantina sociale TERRE D’OLTREPO’ di Broni – Casteggio, che stanno ricevendo in queste ore gli avvisi di conclusione delle indagini della procura, che valgono come informative di garanzia. Secondo quanto ricostruito dall’indagine, sarebbe stato venduto per anni in cantina vino diverso da quello indicato sulle etichette, in particolare Pinot grigio. Per questa contestazione la Procura ha indagato l’intero vecchio Cda, ma anche i conferitori di uve, che secondo l’accusa sarebbero stati al corrente del presunto meccanismo fraudolento e ne avrebbero tratto profitto. (altro…)

Vino contraffatto, blitz in tre aziende Sequestrati prodotti per 5 milioni

Utilizzavano anche mosti d’uva ottenuti da uve da tavola poi illecitamente destinati alla fermentazione alcolica al di fuori del periodo vendemmiale. Questa una delle ipotesi sostenute dagli inquirenti che stanno indaganado su tre aziende vitivinicole ravennati per falso in atti e registri, frode in commercio, frode processuale e contraffazione di prodotti agroalimentari. Sono stati sequestrati in cantina circa 15 milioni di litri di mosti d’uva, vini e altri sottoprodotti di lavorazione e derivati, nonché ingente documentazione contabile ed extra-contabile ora al vaglio degli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello. Il valore commerciale delle merci sequestrate ammonta, a una prima stima, ad oltre 5 milioni di euro.
L’operazione trae origine da un’attenta analisi del rischio dell’Unità investigativa del ministero dell’Agricoltura che aveva evidenziato, per le tre realtà vitivinicole, gravi anomalie nella gestione della tracciabilità delle materie prime e sulla qualità dei mosti d’uva e dei vini, rilevate tramite accertamenti ispettivi e analitici. Con la collaborazione della guardia di finanza sono scattate le perquisizioni nelle aziende e a carico dei responsabili aziendali.
Si esamineranno al più presto le fonti di prova acquisite nel corso delle perquisizioni, al fine di reperire, tra l’altro, elementi extra-contabili comprovanti l’illecita rivendicazione di zone geografiche e indicazioni varietali prive di fondamento giuridico, finalizzata alla vendita di grandi quantità di vini da tavola e mosti d’uva designati con illecite indicazioni. Sono tuttora in corso ulteriori attività sulla tracciabilità e verifica di qualità dei prodotti presenti nelle cantine. Saranno inoltre approfonditi i controlli sulla qualità dei prodotti attraverso analisi specialistiche sui numerosi campioni prelevati e sarà esaminata la copiosa documentazione contabile ed extracontabile sequestrata per individuare eventuali ipotesi di evasione fiscale o ulteriori reati tributari.

Fonte Ravenna e Dintorni: http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/46552/vino-contraffatto-blitz-in-tre-aziendesequestrati-prodotti-per-5-milioni.html

Contraffazione, sequestrate 150.000 bottiglie di vino

Lamporecchio, due note aziende nazionali hanno presentato denuncia nei confronti di un produttore locale
LAMPORECCHIO. Vino genuino e di qualità, in bottiglie che secondo la denuncia presentata dall’azienda trevigiana “Bottega Spa” e dalla “Fratelli Martini Spa”, riproducevano forma, colore e segni distintivi registrati e in uso da loro. La Guardia di finanza ha eseguito nel comune di Lamporecchio due provvedimenti di sequestro emessi dal gip del tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegoli, su richiesta del procuratore della repubblica Paolo Canessa e del sostituto procuratore Fabio Di Vizio, nei confronti del legale rappresentante di una nota azienda vinicola, per i reati di produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti e frode in commercio.

Il sequestro dell’operazione “Bollicine d’autore” ha riguardato oltre 150.000 bottiglie e 430.000 etichette. L’attività, precisa la Finanza, non ha riguardato la qualità dei vini, risultati genuini. Nello specifico, le fiamme gialle hanno concentrato la loro attenzione sulle bottiglie di vino prosecco e Pinot nero, dalla forma rastremata e con la colorazione “Gold” e “Pink”, ottenuta con un particolare processo denominato metallizzazione. Il particolare design e la colorazione erano oggetti di tutela, trattandosi di “marchi tridimensionali” già registrati presso le autorità comunitarie e internazionali dall’azienda trevigiana “Bottega Spa”, che sin dal 2002 commercializzava con successo nel mondo i propri vini proprio grazie alla forma e colore dell’innovativa bottiglia. Tra il 2013 e il 2014 la ditta pistoiese aveva già posto in commercio, prevalentemente in Giappone e Australia e sui mercati asiatici, quasi 390.000 bottiglie contraffatte.
Secondo gli inquirenti l’imprenditore pistoiese commercializzava vini con etichette confondibili con i nomi commerciali registrati dall’azienda vinicola, e per questo sono state sequestrate oltre 430.000 etichette pronte all’uso.

Fonte Il Tirreno
http://iltirreno.gelocal.it/montecatini/cronaca/2016/03/09/news/maxisequestro-di-bottiglie-di-vino-contraffatte-1.13095401

La pirateria alimentare dei vini del made in Italy a tavola supera i 60 miliardi

L’allarme Coldiretti: il parmesan ha superato il Parmigiano Reggiano. Secono un’analisi dell’associazione degli agricoltori due prodotti su tre in commercio all’estero sono falsi

MILANO – Dal Parmesan che in termini di produzione ha superato il vero Parmigiano Reggiano al Pesto piccante made in Thailandia. Dal Chianti svedese al caffe bulgaro Mafiozzo. Il mito del made in Italy alimentare resta così forte all’estero da spingere all’estremo i tentativi di imitazioni con rischi per la produzione nostrana crescenti: ormai due prodotti su tre in vendita sul mercato internazionali sono falsi e “la contraffazione, la falsificazione e l’imitazione del made in Italy alimentare nel mondo ha superato il fatturato di 60 miliardi di euro. Si tratta di prodotti che nulla hanno a che fare con la realtà produttiva nazionale” avverte la Coldiretti.

In un’analisi divulgata in occasione dell’incontro “la lotta alla contraffazione e alla pirateria” ad Expo l’associazione degli agricoltori spiega che “il falso made in Italy a tavola colpisce in misura diversa tutti i diversi prodotti, dai salumi alle conserve, dal vino ai formaggi ma anche extravergine, sughi o pasta e riguarda tutti i continenti. In realtà – spiega una nota – a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia”.

Fonte: Sole 24 Ore economia
http://www.repubblica.it/economia/2015/10/05/news/contraffazione_coldiretti-124360707/?ref=search

Maxi sequestro di falso Brunello: vino da tavola venduto come una “griffe”

Maxi sequestro di false bottiglie di Brunello di Montalcino. I Carabinieri del reparto operativo di Siena hanno sequestrato in Toscana, Umbria, Liguria e Lazio 30mila bottiglie che in realtà contenevano vino da tavola di scarsa qualità ma che riportavano le etichette del Brunello di Montalcino e di altre Docg toscane. Ma la falsificazione non si fermava al solo vino. Le bottiglie infatti accompagnate da documenti di accompagnamento e certificazioni (fascette e sigilli di Stato) contraffatti venivano poi commercializzate a un prezzo fino a 10 volte superiore all valore del vino con un danno per il settore vitivinicolo italiano stimato in centinaia di migliaia di euro.

Una vasta frode agroalimentare
L’operazione, che è ancora in corso in Toscana e in altre regioni del Centro–Nord – ha al centro una vasta frode agroalimentare nella vendita sia all’ingrosso che al dettaglio. Tra cantine, centri di imbottigliamento, supermercati ed enoteche sono stati sequestrati anche svariati ettolitri di vino sfuso pronto per essere commercializzato sui mercati internazionali.

Nel 2013 sequestrato vino per 31 milioni di euro
Dall’inizio della crisi, nel 2007 ad oggi – ha ricordato in una nota la Coldiretti – le frodi nel settore del vino sono raddoppiate. Nel solo 2013 sono stati sequestrati dai Nas vini ed alcolici per un valore di 31 milioni con 15 persone arrestate, 51 segnalate all’autorità giudiziaria e 267 all’autorità amministrativa. «Gli ottimi risultati dell’attività delle forze dell’ordine – ha commentato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – confermano l’efficacia del sistema di controlli in Italia contro un crimine particolarmente odioso perché si fonda sull’inganno».

Aziende del Brunello sono parte lesa
Tra le persone che risultano indagate non – viene precisato – vi è alcun coinvolgimento da parte dei produttori di Brunello e delle aziende di Montalcino che, anzi, potrebbero essere parte lesa. Ma anche senza coinvolgimenti diretti una nuova grana coinvolge la celebre etichetta toscana dopo l’inchiesta del 2008 che tanto clamore aveva suscitato soprattutto sui media (in particolare internazionali) e che si è chiusa esattamente un anno fa con il definitivo proscioglimento dell’unica persona che era stata rinviata a giudizio.
«I produttori e il territorio montalcinese – ha commentato il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – sono vittime di una frode gravissima, che tuttavia non deve lasciare alcuna ombra sulla nostra denominazione d’origine. Da anni attraverso la tracciabilità di ogni singola bottiglia e di periodici ed intensi controlli su tutta la filiera abbiamo fatto in modo che il consumatore e gli appassionati venissero sempre più tutelati. Il sequestro delle bottiglie non deve far passare in secondo piano ciò. Come ogni grande griffes internazionale siamo vittime naturali di tentativi di contraffazione. Siamo grati anzi all’autorità inquirente che con la sua attività ha fatto emergere questo tipo di comportamento delinquenziale che getta cattiva luce su sistema che invece è conosciuto a livello internazionale per la sua serietà e capacità di garantire elevatissimi controlli di qualità. Ovviamene, interpretando il sentimento di tutti i produttori ci costituiremo immediatamente parte civile verso chi ha condotto questa truffa».

Fonte: Sole 24 Ore
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-05-29/maxi-sequestro-falso-brunello-vino-tavola-venduto-come-griffe-114257.shtml?uuid=ABFJr8LB&refresh_ce=1